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Quali sono i migliori itinerari tra le isole Pontine? Esplora rotte poco battute che sorprendono

📅 14 Agosto 2026✍️ di Samuele Loria⏱️ 6 min di lettura

Le Pontine danno il meglio quando si evita la rotta di tutti. In queste acque ho passato una stagione intera su una barca a motore: ho imparato che l’orario dell’ancoraggio, la scelta del versante giusto rispetto al vento e due ritocchi alla manutenzione di bordo fanno la differenza tra una giornata caotica e una navigazione che profuma di scoperta. Qui sotto propongo tre itinerari poco battuti e le accortezze pratiche per goderseli senza stress.

Palmarola di buon’ora, Zannone al rientro: la loop silenziosa

Se partite da Ponza porto prima che il sole scaldi, puntate su Palmarola con mare calmo. In un’ora scarsa a velocità da crociera tranquilla si arriva sulla costa est, dove le scogliere fanno da frangivento naturale quando soffiano residui da ovest. Cala del Porto è l’opzione più facile, ma chi cerca privacy può esplorare le rientranze a sud, sempre monitorando le batimetriche e la scaduta residua. Arrivati, non esitate: catena in acqua mentre l’ancora “morde”, retro leggero e un riferimento a terra ben allineato. A metà mattina la luce entra nelle grotte e la folla non è ancora comparsa.

Verso l’ora di pranzo, quando i tender affollano le cale, salpo e allungo la prua su Zannone. Qui il traffico cala di colpo. È isola di riserva, sbarco spesso limitato: informatevi prima e rispettate i vincoli delle Aree marine protette. L’ancoraggio più lineare è sul lato est con meteo stabile, dove la risacca è meno insistente. Il rollio può sorprendere: chi ha un argano automatico valuti un giardinetto di poppa o un paranco per stendere una cima a terra se le condizioni lo consentono e non ci sono specie protette sulle scogliere.

Mi è capitato di recente un intasamento della presa a mare del generatore a Palmarola, complice la posidonia. Ho risolto in dieci minuti grazie a un kit di controlavaggio sul filtro e una girante di scorta già a portata. Portatevi sempre un tubo per backflush e fascette inox: sono pesi che si ripagano alla prima noia.

Ponza oltre la solita cartolina: Gavi e Cala Feola con finestra meteo

Ponza è meraviglia, ma a mezzogiorno diventa un circuito. Per questo preferisco due mosse: prima Gavi, poi Cala Feola a orari “invertiti”. Con mare piatto e assenza di vento teso da nord, l’area di Gavi regala acqua trasparente e pareti basse dove l’ancora tiene bene su sabbia macchiata di posidonia. È un ancoraggio da “finestra”, da mollare appena gira il grecale o se la scaduta cresce.

Nel pomeriggio, con il termico che spesso ruota a ovest, mi sposto verso Cala Feola. Qui il fondale sabbioso è amico, ma occhio alle cime dei campi boe stagionali e al moto ondoso residuo: meglio distribuire bene la catena e verificare che l’ancora non sgroppi al primo brandeggio. Un lettore mi ha chiesto se dormire qui sia una buona idea: con brezza leggera da levante e catena generosa, sì; con maestrale in arrivo, no, meglio rientrare lato est o puntare su un ormeggio organizzato.

Ventotene e Santo Stefano: storia, silenzio e rispetto dei divieti

La tratta Ponza–Ventotene è la più aperta: circa 22 miglia. La faccio con mare disteso e visibilità buona, partendo dopo colazione per arrivare con sole alto. L’approdo nel Porto Romano è suggestivo ma limitato: poche barche, manovre misurate. In alternativa ci sono gavitelli autorizzati all’esterno, più confortevoli con onda lunga.

Santo Stefano è a un soffio, ma l’anima dell’uscita è la quiete, non la velocità. Le restrizioni ambientali sono stringenti e giuste: informatevi prima su zone interdette, distanze di rispetto e limiti di velocità. Una chiamata alla Capitaneria di porto toglie dubbi in un minuto; tenete monitorato il VHF sul 16 e sul canale di lavoro indicato localmente. In rada, preferisco tenere pronte due ancore leggere se la notte prevede rotazione di vento: l’isola crea rimbalzi e correnti che fanno ballare le prua distratte.

Assetto di bordo: piccole verifiche che salvano la giornata

Le Pontine non perdonano le dimenticanze. Prima di muovermi tra una cala e l’altra, faccio una checklist veloce su impianti elettrici e idraulici. La settimana in più di vita della batteria servizi o la doccia di poppa funzionante valgono più di un gadget nuovo.

  • Autoclave: pressione costante 2,5–3 bar e nessun ciclo “a singhiozzo”. Se pulsa, spurgo aria e verifico filtro prima che l’aria entri in linea.
  • Pompa di sentina: test manuale ogni mattina; galleggiante libero da sale e sabbia.
  • Batterie servizi: stato di carica sopra il 70% prima dell’ancoraggio prolungato; frigo in modalità eco quando possibile. Un pannello solare pieghevole da 100–200 W fa la differenza.
  • Carburante: margine del 30% sulle traversate Ponza–Ventotene e ritorno; corrente contraria e mare formato si pagano alla pompa.
  • Catena e cima: segni di lunghezza leggibili; grillo dell’ancora ingrassato; un’asta da maschera per controllare il “morso” su sabbia.
  • Doccia e wc: una goccia al minuto in cala può scaricare la batteria dell’autoclave. Ispeziono i raccordi rapidi e, se serve, una stretta di chiave ai portagomma.

Non sottovaluto il comfort: una calza anti-abrasione sulle bitte evita rumori e graffi quando il brandeggio aumenta, e una seconda cima elastica sul tender riduce scossoni notturni.

Errori tipici da evitare (visti, rivisti)

  • Fidarsi del meteo “cittadino”: qui la costa crea effetti locali. Leggete i modelli marini e osservate il mare reale per 10 minuti prima di entrare in cala.
  • Ancora su posidonia quando la sabbia è a due metri: oltre a essere vietato in molte aree, la tenuta è pessima. Cercate le chiazze chiare.
  • Catena corta “perché torna tra un’ora”: se resta di più, siete rovinati. Io metto sempre 4–5 volte il fondo, anche per una sosta rapida.
  • Impianti non testati: una pompa wc che cede in rada rovina la crociera. Portate girante, fusibili, nastro autoagglomerante e una valvola di non ritorno di scorta.
  • Trascurare le ordinanze: tra boe di tutela e zone interdette, l’ignoranza non scusa. Un’occhiata ai documenti prima di mollare gli ormeggi.

Finestra meteo e tempi giusti

Le migliori rotte “riservate” si aprono al mattino presto e nel tardo pomeriggio. All’alba l’onda è più ordinata e i termici dormono; al tramonto, molti rientrano e le cale respirano. Con maestrale in rinforzo, resto sul lato est di Ponza e Zannone; con scirocco, Palmarola offre ripari sul lato nord e ovest. Per la traversata su Ventotene scelgo periodi di alta pressione stabile, mare di poco mosso e visibilità ampia: il pilota automatico ringrazia e i consumi restano sotto controllo.

Chiudo con un accorgimento che mi ha salvato più volte: prima di spostarmi, imposto un piano B realistico. Se Gavi non regge, so già dove buttare l’ancora in cinque minuti; se il Porto Romano è pieno, ho il numero del campo boe. Navigare bene, alle Pontine, significa soprattutto ridurre gli imprevisti.

Samuele Loria

Samuele ha vissuto un anno a bordo di una barca a motore, affrontando traversate e periodi di rimessaggio. Conosce le criticità degli impianti idraulici ed elettrici e ama condividere soluzioni per la manutenzione e il miglioramento delle imbarcazioni.

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