Quali sono i migliori itinerari tra le isole Pontine? Esplora rotte poco battute che sorprendono

Le Pontine danno il meglio quando si evita la rotta di tutti. In queste acque ho passato una stagione intera su una barca a motore: ho imparato che l’orario dell’ancoraggio, la scelta del versante giusto rispetto al vento e due ritocchi alla manutenzione di bordo fanno la differenza tra una giornata caotica e una navigazione che profuma di scoperta. Qui sotto propongo tre itinerari poco battuti e le accortezze pratiche per goderseli senza stress.
Palmarola di buon’ora, Zannone al rientro: la loop silenziosa
Se partite da Ponza porto prima che il sole scaldi, puntate su Palmarola con mare calmo. In un’ora scarsa a velocità da crociera tranquilla si arriva sulla costa est, dove le scogliere fanno da frangivento naturale quando soffiano residui da ovest. Cala del Porto è l’opzione più facile, ma chi cerca privacy può esplorare le rientranze a sud, sempre monitorando le batimetriche e la scaduta residua. Arrivati, non esitate: catena in acqua mentre l’ancora “morde”, retro leggero e un riferimento a terra ben allineato. A metà mattina la luce entra nelle grotte e la folla non è ancora comparsa.
Verso l’ora di pranzo, quando i tender affollano le cale, salpo e allungo la prua su Zannone. Qui il traffico cala di colpo. È isola di riserva, sbarco spesso limitato: informatevi prima e rispettate i vincoli delle Aree marine protette. L’ancoraggio più lineare è sul lato est con meteo stabile, dove la risacca è meno insistente. Il rollio può sorprendere: chi ha un argano automatico valuti un giardinetto di poppa o un paranco per stendere una cima a terra se le condizioni lo consentono e non ci sono specie protette sulle scogliere.
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Bimini top per barca: come scegliere il tessuto giusto per durata e protezione solareMi è capitato di recente un intasamento della presa a mare del generatore a Palmarola, complice la posidonia. Ho risolto in dieci minuti grazie a un kit di controlavaggio sul filtro e una girante di scorta già a portata. Portatevi sempre un tubo per backflush e fascette inox: sono pesi che si ripagano alla prima noia.
Ponza oltre la solita cartolina: Gavi e Cala Feola con finestra meteo
Ponza è meraviglia, ma a mezzogiorno diventa un circuito. Per questo preferisco due mosse: prima Gavi, poi Cala Feola a orari “invertiti”. Con mare piatto e assenza di vento teso da nord, l’area di Gavi regala acqua trasparente e pareti basse dove l’ancora tiene bene su sabbia macchiata di posidonia. È un ancoraggio da “finestra”, da mollare appena gira il grecale o se la scaduta cresce.
Nel pomeriggio, con il termico che spesso ruota a ovest, mi sposto verso Cala Feola. Qui il fondale sabbioso è amico, ma occhio alle cime dei campi boe stagionali e al moto ondoso residuo: meglio distribuire bene la catena e verificare che l’ancora non sgroppi al primo brandeggio. Un lettore mi ha chiesto se dormire qui sia una buona idea: con brezza leggera da levante e catena generosa, sì; con maestrale in arrivo, no, meglio rientrare lato est o puntare su un ormeggio organizzato.
Ventotene e Santo Stefano: storia, silenzio e rispetto dei divieti
La tratta Ponza–Ventotene è la più aperta: circa 22 miglia. La faccio con mare disteso e visibilità buona, partendo dopo colazione per arrivare con sole alto. L’approdo nel Porto Romano è suggestivo ma limitato: poche barche, manovre misurate. In alternativa ci sono gavitelli autorizzati all’esterno, più confortevoli con onda lunga.
Santo Stefano è a un soffio, ma l’anima dell’uscita è la quiete, non la velocità. Le restrizioni ambientali sono stringenti e giuste: informatevi prima su zone interdette, distanze di rispetto e limiti di velocità. Una chiamata alla Capitaneria di porto toglie dubbi in un minuto; tenete monitorato il VHF sul 16 e sul canale di lavoro indicato localmente. In rada, preferisco tenere pronte due ancore leggere se la notte prevede rotazione di vento: l’isola crea rimbalzi e correnti che fanno ballare le prua distratte.
Assetto di bordo: piccole verifiche che salvano la giornata
Le Pontine non perdonano le dimenticanze. Prima di muovermi tra una cala e l’altra, faccio una checklist veloce su impianti elettrici e idraulici. La settimana in più di vita della batteria servizi o la doccia di poppa funzionante valgono più di un gadget nuovo.
- Autoclave: pressione costante 2,5–3 bar e nessun ciclo “a singhiozzo”. Se pulsa, spurgo aria e verifico filtro prima che l’aria entri in linea.
- Pompa di sentina: test manuale ogni mattina; galleggiante libero da sale e sabbia.
- Batterie servizi: stato di carica sopra il 70% prima dell’ancoraggio prolungato; frigo in modalità eco quando possibile. Un pannello solare pieghevole da 100–200 W fa la differenza.
- Carburante: margine del 30% sulle traversate Ponza–Ventotene e ritorno; corrente contraria e mare formato si pagano alla pompa.
- Catena e cima: segni di lunghezza leggibili; grillo dell’ancora ingrassato; un’asta da maschera per controllare il “morso” su sabbia.
- Doccia e wc: una goccia al minuto in cala può scaricare la batteria dell’autoclave. Ispeziono i raccordi rapidi e, se serve, una stretta di chiave ai portagomma.
Non sottovaluto il comfort: una calza anti-abrasione sulle bitte evita rumori e graffi quando il brandeggio aumenta, e una seconda cima elastica sul tender riduce scossoni notturni.
Errori tipici da evitare (visti, rivisti)
- Fidarsi del meteo “cittadino”: qui la costa crea effetti locali. Leggete i modelli marini e osservate il mare reale per 10 minuti prima di entrare in cala.
- Ancora su posidonia quando la sabbia è a due metri: oltre a essere vietato in molte aree, la tenuta è pessima. Cercate le chiazze chiare.
- Catena corta “perché torna tra un’ora”: se resta di più, siete rovinati. Io metto sempre 4–5 volte il fondo, anche per una sosta rapida.
- Impianti non testati: una pompa wc che cede in rada rovina la crociera. Portate girante, fusibili, nastro autoagglomerante e una valvola di non ritorno di scorta.
- Trascurare le ordinanze: tra boe di tutela e zone interdette, l’ignoranza non scusa. Un’occhiata ai documenti prima di mollare gli ormeggi.
Finestra meteo e tempi giusti
Le migliori rotte “riservate” si aprono al mattino presto e nel tardo pomeriggio. All’alba l’onda è più ordinata e i termici dormono; al tramonto, molti rientrano e le cale respirano. Con maestrale in rinforzo, resto sul lato est di Ponza e Zannone; con scirocco, Palmarola offre ripari sul lato nord e ovest. Per la traversata su Ventotene scelgo periodi di alta pressione stabile, mare di poco mosso e visibilità ampia: il pilota automatico ringrazia e i consumi restano sotto controllo.
Chiudo con un accorgimento che mi ha salvato più volte: prima di spostarmi, imposto un piano B realistico. Se Gavi non regge, so già dove buttare l’ancora in cinque minuti; se il Porto Romano è pieno, ho il numero del campo boe. Navigare bene, alle Pontine, significa soprattutto ridurre gli imprevisti.

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